Il sottosopra buono – Ecofuturo Magazine

La biodiversità del “mondo di sotto” può essere coniugata con il biogas

di Guido Bezzi, CIB

Il “mondo di sotto”, ovvero il suolo, è uno dei sistemi naturali più complessi che esistano sulla Terra. Sebbene non sia evidente per il “mondo di sopra” e all’uomo in particolare, nel suolo vivono un’innumerevole varietà di organismi (si stima che il suolo ospiti almeno un quarto della biodiversità del Pianeta) che permettono il mantenimento di diversi cicli naturali direttamente correlati alla vita.
Una connessione Suolo-Vita che, così come descritta dal Professore americano Rattan Lal (Ohio University), oggi il più importante scienziato del suolo in attività, parte dall’assunzione che suolo e vita si sono evoluti insieme e non ci potrebbe essere uno senza l’altra.
La biodiversità del suolo, infatti, sebbene ai nostri occhi sia invisibile, ha l’importante funzione di decomporre, stabilizzare e rendere disponibili i nutrienti dei residui vegetali e animali producendo humus e stoccando carbonio organico. Inoltre, creando delle vere e proprie forme mutualistiche con le radici, favorisce le piante nell’assorbimento dei minerali, contribuendo a costituire fertilità.
Il suolo, e più in particolare lo strato “coltivato” in cui stanno le radici delle piante, è l’unico posto sulla Terra in cui, continua l’analisi del Professor Lal, la materia organica morta viene riconvertita in vita. L’humus, infatti, è un elemento fondamentale per la vita e la produttività del suolo stesso, poiché è un elemento cardine per la stabilità della struttura, la ritenzione idrica, l’immagazzinamento di nutrienti e lo stoccaggio del carbonio.
Per capire meglio questo concetto basta pensare ad una foresta: è un ecosistema naturale in equilibrio che continua a crescere senza lavorazioni o concimazioni ma solo basandosi sul funzionamento dei cicli naturali, ovvero: la fotosintesi clorofilliana, la connessione delle piante al suolo attraverso le radici e la simbiosi di queste con gli organismi del suolo che continuano a trasformare e riciclare la sostanza organica e i nutrienti dai residui che ricadono ciclicamente su di esso (es.: foglie, rami, residui animali) continuando ad alimentare i cicli dei nutrienti principali (Azoto, Fosforo, Potassio e Carbonio).

Attività complessa
L’interazione fra organismi del terreno, piante e animali di un ecosistema, quindi, crea una complessa attività biologica ed ecologica che la FAO ha definito “Rete Alimentare del Suolo”, che è il motore del sistema. La sua alimentazione, o resilienza, è legata al livello di strutturazione, complessità e stabilizzazione sia dell’ecosistema che, di conseguenza, della biodiversità nel suolo.

Schema della rete alimentare del suolo. Fonte: FAO, 2015 – Suoli e biodiversità – www.fao.org/soils-2015

La vita del “Mondo di Sotto”, infatti, è costituita da un concerto di organismi di dimensioni diverse che interagiscono
costantemente fra loro:

  • microflora: batteri, funghi, alghe e protozoi che costituiscono la parte più rilevante della biomassa e che sono i principali responsabili della decomposizione e della trasformazione chimica dei nutrienti;
  • mesofauna: organismi tra 0,2 mm e 2 mm, come acari e collemboli che sminuzzano la materia organica rendendola attaccabile dalla microflora;
  • macrofauna: Invertebrati più grandi come ad esempio lombrichi, formiche e ragni che, con il loro movimento, scavano gallerie che contribuiscono a migliorare l’aerazione e la capacità del suolo di drenare l’acqua.


In sostanza, un sistema che, per quanto complesso, è accordato affinché ognuno possa svolgere la propria funzione mantenendo l’ambiente in equilibrio ed ottimale sia per i vegetali che per gli animali che ci vivono ed interagiscono.
A maggior ragione nei sistemi agricoli che, pur semplificati dalle esigenze di produzione delle colture utili all’uomo rimangono sempre sistemi naturali, la funzione del “Mondo di Sotto” rimane fondamento imprescindibile. È sempre
più evidente come un approccio di agricoltura “intensivo” volto solo alla massima produzione non sia più sostenibile a livello ambientale, oltre che avere una diretta ripercussione sulla salute dell’uomo.

Necessità vitale
È innegabile che nei decenni passati il modello di intensificazione dell’agricoltura abbia contribuito in maniera sostanziale ad aumentare le produzioni e, quindi, a fare fronte alla crescita demografica mondiale. Analogamente oggi appare chiaro come le migliori varietà e selezioni genetiche non possano più esprimere il loro potenziale se non sostenute da un suolo fertile e vitale.
L’intensificazione non sostenibile delle pratiche agricole ha avuto come rovescio della medaglia una semplificazione e riduzione significativa della biodiversità del suolo. Ecco perché la cura della fertilità del suolo anche nei sistemi agricoli deve tenere conto della vita e del fondamentale supporto del “Mondo di Sotto”. Come nella foresta, anche una coltivazione, per essere resiliente, deve essere gestita in equilibrio con l’ambiente e l’agroecosistema in cui è. Solo in questo modo gli organismi del “Mondo di sotto” possono svolgere la loro funzione gestendo i residui colturali, gli apporti chimici e organici e mantenendo il suolo resiliente e capace di sostenere al meglio la produttività delle colture, dando prodotti di qualità.
Oltre a questo, la gestione sostenibile dell’agroecosistema ha indiscussi vantaggi connessi per tutta la comunità. Infatti, quanto più viene coltivata e curata anche la vita del “Mondo di sotto”, tanto più il terreno risulterà di struttura stabile, capace di trattenere acqua e nutritivi e capace di stoccare carbonio sotto forma di sostanza organica. In altre parole, un terreno vitale è anche più resistente all’erosione e alle frane, più resiliente alla siccità e più attivo nel contenere fenomeni piovosi intensi, evitando allagamenti. Inoltre, stoccando carbonio, svolge un’azione attiva contro il cambiamento climatico, continuando ad alimentare la sua biodiversità e, quindi, rinnovando la sua fertilità.
Si tratta di un approccio agronomico sicuramente più complesso in cui la cura della fertilità del suolo è il cuore e
l’investimento continuo per la resilienza del sistema. L’applicazione di questo approccio, è stato descritto nelle 10 Azioni del modello “Farming For Future” (www.farmingforfuture.it) direttamente mutuate dalle esperienze degli agricoltori italiani che hanno iniziato il percorso di applicazione di un modello di agricoltura più sostenibile dopo l’introduzione di un impianto biogas in azienda agricola.


Un terreno vitale è più resistente alle frane e più attivo nel contenere fenomeni piovosi intensi


Agricoltura futura
“Farming For Future” è un modello di approccio agronomico sostenibile e volto a ridurre le emissioni del sistema agricolo in cui la disponibilità del digestato da biogas e la riduzione degli input e delle lavorazioni sono alla base del mantenimento ed incremento della fertilità del suolo. Il digestato è un ottimo fertilizzante ma, allo stesso tempo è un ottimo mezzo di concimazione organica con cui portare al terreno nutrimento e sostanza organica stabilizzata, riciclando nutrienti e sostituendo fertilizzanti chimici. Se il digestato, insieme ai residui delle colture, può essere il nutrimento per il “Mondo di Sotto”, è fondamentale come questo viene utilizzato e come il terreno viene lavorato.
Ogni lavorazione del terreno si rende necessaria per costituire uno strato coltivato favorevole alla coltura ma, allo stesso tempo, rappresenta un’interferenza con gli equilibri del “Mondo di Sotto” man mano che la lavorazione è più intensa e invasiva. Ecco perché sono necessarie delle minime lavorazioni, ridotte al solo strato superficiale affinché anche il digestato possa essere direttamente disponibile sia per le piante che per la vita del suolo senza stravolgerne gli equilibri. Tutto il sistema, quindi, è basato su un insieme di pratiche che siano volte a mantenere sempre positivo il bilancio della fertilità ovvero a favorire lo sfruttamento dei cicli naturali alimentandoli nella maniera corretta e senza interventi invasivi.
È un approccio complesso perché il sistema è complesso ma è anche un investimento a lungo termine che, nel tempo, darà sempre più riscontro. Infatti, il passaggio da un sistema convenzionale intensivo ad un sistema agronomico conservativo non è “indolore”. Come tutti i sistemi naturali, anche il suolo e il “Mondo di sotto” necessitano di tempo per
riequilibrarsi. Nella fase di transizione, quindi, è molto probabile che ne risentano le produzioni ed è proprio in questo momento che la perseveranza è fondamentale per la riuscita dell’investimento.
Il tornaconto per l’agricoltore? Mantenere attivo il sistema del “Mondo di sotto” vuol dire assicurarsi riciclo di nutrienti e ridurre il fabbisogno di fertilizzanti chimici. Vuol dire aumentare la biodiversità del sistema e, quindi, ridurre la vulnerabilità agli agenti patogeni razionalizzando i trattamenti. Vuol dire ridurre la perdita di nutrienti in falda, averne di più disponibili e trattenere più acqua per la coltura quando serve. Vuol dire anche ridurre le lavorazioni e, quindi, ridurre il consumo di carburante.
Il sistema va pertanto solo alimentato in maniera sostenibile perché funzioni?
Vanno anche curate le rotazioni inserendo colture di copertura o doppie colture così che il terreno possa essere “coperto” durante buona parte dell’anno, come nella foresta, così da mantenere le condizioni ottimali anche per il “Mondo di sotto”.
In fin dei conti, proprio come mi ha detto un agricoltore che da anni sta applicando con successo tecniche di minima
lavorazione o non lavorazione nella sua azienda, «nel terreno ho già naturalmente quello che mi serve, il miglior sistema di gestione dei residui e restituzione dei nutrienti alle colture e il miglior sistema di lavorazione del suolo: i lombrichi, tutto naturale e gratuito».

Leggi Ecofuturo Magazine 4/2026

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