Forum Biometano Legambiente. Potenziale del biometano in Italia: oltre 5,7 miliardi di mc all’anno – Biogas Informa 49

Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia” è il nuovo studio realizzato da Legambiente, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, che analizza e stima le potenzialità del biometano da scarti agricoli sia a livello nazionale sia a livello regionale. Lo studio è stato presentato a Roma, il 26 febbraio, nel corso del primo Forum Biometano, organizzato in copartenariato con il CIB – Consorzio Italiano Biogas e il CIC – Consorzio Italiano Compostatori, in collaborazione con altre aziende del settore.

Secondo la ricerca, se nella Penisola si accelerasse il percorso di produzione tramite digestione anaerobica di biometano da matrice agricola, si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi (m3) di produzione di biometano all’anno, un valore in linea con gli obiettivi al 2030 stabiliti dal Piano nazionale energia e Clima (PNIEC).

I numeri, che si basano su elaborazioni di dati ISTAT, ISPRA, CRPA di Reggio Emilia, Istituto Zooprofilattico delle Venezie ed ENEA, confermano come in Italia il biometano da scarti e sottoprodotti agricoli, se sviluppato nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi al 2030 del PNIEC. Forte dei della ricerca, Legambiente ha stilato anche 10 proposte indirizzate al Governo per favorire lo sviluppo del biometano nel Paese.


Le 10 proposte di Legambiente al Governo

  1. All’Esecutivo,alle Regioni e al GSE di orientare regole e incentivi in modo chiaro, premiando solo le filiere realmente circolari
  2. Garantire priorità oltre il PNRR
  3. Premiare chi riduce le emissioni
  4. Promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei territori
  5. Semplificare gli iter autorizzativi e di garantire tempi certi
  6. Investire nelle reti e nelle connessioni
  7. Creare una domanda reale di biometano
  8. Garantire trasparenza e tracciabilità. GSE, ARERA e Governo rafforzinoi sistemi di controllo e informazione pubblica
  9. Ridurre il metano fuggitivo
  10. Rimettere territori e agricoltori al centro.

I dati della ricerca

La produzione potenziale complessiva di biogas e biometano a livello nazionale è stimata in 10.2miliardi m³ di biogas, quindi di 5.7miliardi m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici rappresentano per il 75% la fonte principale, seguiti dagli scarti delle colture erbacee destinabili alla digestione anaerobica per il 20% (anche se il loro impiego richiede una valutazione attenta e contestualizzata); dagli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali per il 5%; da sottoprodotti dell’industria della macellazione per l’1%.

Alle stime nazionali, Legambiente affianca un’analisi regionale, i cui dati principali sono sintetizzati nel box dedicato.


I dati regionali della ricerca di Legambiente

Lombardia

La produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 2.175.734.267 m³ di biogas, quindi di 1.217.819.959 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici per l’83% costituiscono la principale fonte di produzione potenziale. Gli scarti delle colture erbacee per il 16%. Gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali mostrano un’incidenza nulla, i sottoprodotti dell’industria della macellazione pesano per circa l’1%.

Friuli-Venezia-Giulia

La produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 261.719.842 m³ di biogas, quindi di 147.640.775 m³ riconducibili a biometano. La principale fonte di produzione potenziale è costituita per il 72% dagli effluenti zootecnici, seguono gli scarti delle colture erbacee (23%), gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali (3%), i sottoprodotti dell’industria della macellazione (1%).

Puglia

La produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 520.876.877 m³ di biogas, quindi di 287.865.642 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici costituiscono la principale fonte di produzione potenziale, contribuendo per l’50% ma non molto inferiore è il contributo degli scarti delle colture erbacee che arrivano ad un potenziale del 41%. Gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali mostrano un’incidenza del 9%, mentre il contributo dei sottoprodotti dell’industria della macellazione è nullo.

Sicilia

La produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 613.896.458 m³ di biogas, quindi di 339.037.923 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici costituiscono per il 56% la principale fonte di produzione potenziale. Gli scarti delle colture erbacee per il 34%, gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali per il 10%, mentre il contributo dei sottoprodotti dell’industria della macellazione è nullo.

Veneto

La produzione potenziale complessiva di biogas e biometano è stimata in 1.556.129.279 m³ di biogas, quindi di 881.539.926 m³ riconducibili a biometano. Gli effluenti zootecnici costituiscono la principale fonte di produzione potenziale contribuendo per il 76%. Gli scarti delle colture erbacee contribuiscono per il 20%. Gli scarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali e i sottoprodotti dell’industria della macellazione mostrano un’incidenza più contenuta, pari per entrambe al 2%.


“Il biometano – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come trasporto pesante e attività industriali, e può aiutare l’Italia a ridurre le importazioni dall’estero. Servono, però, regole che ne garantiscano l’utilizzo a condizioni chiare e accessibili scelte politiche chiare e coraggiose a partire da iter autorizzativi più snelli e tempi certi per la realizzazione degli impianti, senza dimenticare il coinvolgimento dei territori. Solo così si potranno centrare davvero gli obiettivi del PNIEC”.

Per l’associazione ambientalista è, inoltre, fondamentale sviluppare il biometano in modo giusto a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale (stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione) indispensabile per definire la migliore “dieta” dei digestori. Impianti e filiere devono essere dimensionati e localizzati in modo coerente con la disponibilità reale delle matrici e i bisogni agronomici del territorio.

Secondo Luigi Lazzaro, responsabile innovazione industriale di Legambiente, “gli impianti “fatti bene” non solo producono energia, ma diventano uno strumento concreto per affrontare problemi ambientali urgenti come lo smaltimento degli scarti agricoli e delle deiezioni animali, evitando le problematiche connesse con i processi di inquinamento di aria acqua e suolo.”.

Insomma, il modello del Biogasfattobene® promosso dal CIB tanti anni fa è ancora attuale, anzi, lo è sempre di più visto il repentino sviluppo di questi anni. “Il biometano – ha detto Piero Gattoni, Presidente di CIB, all’evento di presentazione della ricerca di Legambiente – non è solo energia, ma il motore di una vera e propria transizione agroecologica. Con il modello del Biogasfattobene® abbiamo dimostrato come la digestione anaerobica al centro dell’azienda agricola possa essere un alleato tecnologico strategico per promuovere un modello produttivo resiliente e circolare. Il potenziale agricolo delineato nel report di Legambiente conferma il ruolo centrale delle nostre aziende agricole e pone l’attenzione sulla necessità di salvaguardare il patrimonio produttivo esistente e sull’urgenza di accompagnare gli investimenti con regole certe che guardino ai prossimi 15 anni”.

Articolo di Laura Simionato, CIB

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