Biogas agricolo, energia strategica per il futuro dei sistemi alimentari – Biogas Informa 50

Con Michela Morese, Senior Natural Resources Officer della FAO, parliamo del ruolo del biogas tra clima, sicurezza alimentare e transizione energetica.

di Camilla Doninelli, CIB

Eventi climatici estremi sempre più frequenti, tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati energetici e crescita della domanda alimentare mondiale stanno ridefinendo le priorità di governi e imprese agricole. In questo contesto, la transizione energetica non rappresenta più soltanto un obiettivo ambientale di lungo periodo, ma una necessità immediata per garantire la sicurezza energetica, la competitività e la resilienza dei sistemi agroalimentari.
Il legame tra energia, cibo e clima è oggi più evidente che mai. L’agricoltura e l’intera filiera agroalimentare dipendono fortemente dall’energia in tutte le fasi produttive, dalla coltivazione alla trasformazione, fino alla logistica e alla distribuzione. Allo stesso tempo, il settore contribuisce in modo significativo alle emissioni globali di gas serra, una pressione destinata ad aumentare considerando che la popolazione mondiale potrebbe raggiungere i 10 miliardi di persone entro il 2050.
In questo scenario, il biogas e il biometano agricolo assumono un ruolo sempre più strategico. La possibilità di trasformare residui agricoli, reflui zootecnici e sottoprodotti organici in energia rinnovabile consente infatti di affrontare simultaneamente più sfide: ridurre le emissioni, valorizzare gli scarti, diversificare le fonti energetiche e creare nuove opportunità economiche per le aziende agricole e i territori rurali.
La FAO opera da oltre vent’anni per promuovere sistemi agroalimentari intelligenti dal punto di vista energetico, capaci di integrare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e sviluppo economico. Dagli studi emerge con chiarezza come il biogas possa diventare una leva concreta per accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la resilienza delle comunità agricole.

Con Michela Morese, Senior Natural Resources Officer ed Energy Team Leader della FAO, approfondiamo il ruolo che il biogas agricolo potrà svolgere nella trasformazione energetica e climatica dei sistemi agroalimentari globali, tema affrontato anche nel corso di Biogas Italy 2026.

Le conseguenze incalzanti del cambiamento climatico e delle crisi internazionali sono un promemoria urgente che una transizione energetica rapida e su larga scala dei sistemi agroalimentari è essenziale. In questo scenario, quanto è urgente che i singoli Paesi accelerino le politiche sulle energie rinnovabili locali, come il biogas e il biometano agricolo?

Le energie rinnovabili offrono sia una risposta immediata, che una soluzione di lungo periodo per garantire l’accesso universale all’energia pulita, garantire forme di diversificazione energetica sfruttando al meglio le risorse locali, e sostenendo al contempo lo sforzo globale per la decarbonizzazione delle economie. Cibo, energia e clima sono strettamente collegati. Se da un lato i sistemi agroalimentari sono estremamente vulnerabili agli eventi estremi, dall’altro lato l’energia è necessaria in tutte le fasi della filiera agroalimentare, e la dipendenza dai combustibili fossili contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra (GHG). A livello globale, produrre cibo e trasportarlo dal campo alla tavola rappresenta circa il 30% del consumo energetico totale e genera oltre il 30% delle emissioni di gas serra. Al contempo, la domanda alimentare è in forte crescita, trainata da una popolazione mondiale in crescita che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2050. Questo doppio legame viene esacerbato quando stimolato da eventi estremi. La sfida è quindi duplice: da un lato, adottare soluzioni energetiche più sostenibili nel settore agricolo, rafforzando la diversificazione energetica; dall’altro, aumentare la produzione sostenibile per garantire la sicurezza alimentare globale. Affrontare questa sfida richiede una trasformazione profonda del modo in cui il cibo viene prodotto, trasformato e consumato. Non sarà possibile nutrire una popolazione in crescita e, allo stesso tempo, raggiungere gli obiettivi climatici senza rendere i sistemi agroalimentari più efficienti, sostenibili e resilienti. In questo senso, la transizione energetica è un elemento fondamentale e il biogas può giocare un ruolo molto importante.

Alla luce di quanto detto sinora, quale potrebbe essere il ruolo del biogas agricolo in un prossimo futuro?

L’attuazione pratica di sistemi agroalimentari energeticamente smart in tutto il mondo è alla base del nostro lavoro in
FAO. Le nostre valutazioni continuano a contribuire ad identificare opportunità di produzione di energia rinnovabile e di riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso la valorizzazione sostenibile di residui agricoli come rifiuti organici, letame, residui agricoli e tutti quei materiali che possono essere trasformati in bioenergia. Da oltre vent’anni, la FAO promuove l’accesso a un’energia moderna e sostenibile come pilastro fondamentale per la trasformazione dei sistemi agroalimentari, rendendoli più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili.
I progetti e le iniziative della FAO sono concepiti per aiutare ogni Paese a raggiungere i propri obiettivi in materia di azione per il clima e sviluppo sostenibile, fornendo consulenza strategica, assistenza tecnica e sostegno finanziario. Tuttavia, il successo di questa transizione dipende da un’azione collettiva e globale, e il biogas potrà fare la sua parte.

Investire in sistemi agroalimentari sostenibili ed energeticamente intelligenti non giova solo al pianeta, ma anche alle persone e all’economia. Vi sono chiari vantaggi economici e strategici per farlo. Abbiamo degli esempi di vostri casi studio sul ruolo del biogas a livello mondiale?

La FAO collabora con Paesi e partner per accelerare l’attuazione pratica di sistemi agroalimentari energeticamente smart in tutto il mondo. Per citare alcuni esempi. Nello stato Indiano del Punjab, l’utilizzo del 30% della paglia di riso, attualmente bruciata nei campi, potrebbe produrre notevoli quantità di bioenergia: 7,1 milioni di tonnellate di pellet, o quasi 2 miliardi di litri di etanolo di seconda generazione, e circa 714000 tonnellate di biogas compresso. Tali iniziative contribuirebbero a ridurre circa 10 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente e circa 70000 tonnellate di PM2,5 causate dalla combustione delle colture e contribuirebbero a creare ulteriori fonti di reddito per gli agricoltori. Il Vietnam potrebbe ridurre le emissioni fino al 42% utilizzando biogas derivato dal letame suino. Nelle Isole Salomone e in Gambia, la FAO ha individuato opportunità per trasformare rifiuti organici, come liquami e residui agricoli, in energia pulita. Studiando 4 casi studio in Gambia si è stimata la potenziale produzione di 32 ml m³ di biogas (in un lasso di tempo del progetto di 15 anni), con un investimento di meno di 2ml$ e una riduzione potenziale di GHG di 125.000 tCO₂eq/15 anni; mentre nelle Solomon si è studiata la potenziale produzione di 45 ml di m³ di biogas in due casi studio (su un lasso di tempo del progetto di 25 anni) con un investimento iniziale di solo 4,2 ml $. Questi esempi dimostrano come i sistemi agroalimentari energeticamente intelligenti e il biogas in particolare siano fondamentali per affrontare la crisi alimentare e quella climatica.

L’intervento integrale di Michela Morese è disponibile sul sito di Biogas Italy 26. Biogas Italy ritornerà nel 2027 al The Mall, Milano, il 18-19 marzo.

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