Azienda Agricola Bizzoni Fratelli – Cascina Bornocchia: un secolo di zootecnia e agricoltura sostenibile – Biogas Informa 50

A Caravaggio, la famiglia Bizzoni porta avanti da cinque generazioni un’azienda che si è trasformata nel tempo, dalle marcite e dalle vacche alle porcilaie in soccida, dal biogas al biometano, costruendo il perfetto modello di BiogasFattoBene® all’insegna delle 10 azioni di Farming for Future, e preparandosi a ospitare la prima giornata dei Farming Days 2026.

di Francesca Dall’Ozzo, CIB

UNA STORIA LUNGA PIÙ DI UN SECOLO
Azienda Agricola Bizzoni F.lli – Cascina Bornocchia si trova nel comune di Caravaggio, in una zona della pianura bergamasca segnata dalla presenza di risorgive e da una falda acquifera alta, caratteristiche che per generazioni hanno determinato gli orientamenti produttivi dell’azienda. La famiglia Bizzoni vi si è insediata dal 1920 circa, quando il bisnonno acquistò la cascina. Da allora la conduzione è passata al nonno, poi al padre Attilio, e oggi sono i tre fratelli Fabrizio, Diego e Paolo a portarla avanti, affiancati da alcuni dei loro figli e da una squadra di collaboratori esperti.

Fino agli anni Sessanta l’azienda era conosciuta per la coltivazione del riso e, soprattutto, delle marcite: sistemi irrigui che garantivano erba verde come foraggio durante tutto l’anno, commercializzata anche a distanza. L’allevamento di vacche da latte era l’altro pilastro produttivo. Poi, alla fine degli anni Sessanta, in un periodo di forte carenza di manodopera agricola, con molti lavoratori attratti dalle fabbriche in espansione, questo fu dismesso.

La rotta fu poi invertita dopo gli anni Ottanta, quando l’allevamento bovino venne ripristinato, prima di essere definitivamente chiuso nel 2006. Nel frattempo, a cavallo del 2000, l’azienda ha avviato con successo una nuova colonna portante: l’allevamento di suini.

IL MODELLO DELLA SOCCIDA E IL VALORE DEL BENESSERE ANIMALE
Attualmente, l’allevamento ospita 12.200 posti di suini all’ingrasso gestiti secondo un contratto di soccida. Si tratta di un modello a “ciclo aperto” dove la famiglia Bizzoni mette a disposizione le strutture, la manodopera e i terreni per la valorizzazione agronomica, mentre il soccidante fornisce gli animali e i mangimi. Questo schema collaborativo permette all’azienda agricola di azzerare i costi di anticipazione del capitale e di proteggersi dalle fluttuazioni e dai rischi del mercato della carne.
Sul fronte strutturale, l’Azienda Agricola Bizzoni F.lli ha intrapreso un importante percorso di adeguamento al benessere animale. Rispetto ai 14.400 capi del 2003, la densità è stata ridotta di oltre 2.000 unità per garantire ambienti meno affollati, un ricambio d’aria ottimale e l’inserimento di stimoli ludici nei box (come catene e pezzi di legno) per abbattere lo stress. I risultati evidenziano un ritorno economico e sanitario immediato, come racconta Paolo Bizzoni: “Con un minor numero di animali non abbiamo perso chili di carne complessivi. Gli animali stanno meglio, ci sono meno malattie, meno stress e meno mortalità, determinando incrementi ponderali superiori”.

DAL BIOGAS AL BIOMETANO: UN PERCORSO GRADUALE
La decisione di investire nelle agroenergie matura nel post2006: senza più l’allevamento di vacche, l’azienda necessitava di valorizzare i propri insilati e le coltivazioni di circa 200 ettari, i cui margini di vendita come granella sul mercato erano ridotti.
Il biogas sembrava la soluzione per valorizzare ciò che i campi producevano. A questi ragionamenti si aggiungeva
una considerazione normativa: all’epoca si iniziava a discutere di equiparare il digestato ai fertilizzanti, con la prospettiva di poter spandere azoto su superfici più ampie rispetto ai limiti previsti dalla direttiva nitrati per il liquame tal quale.
Una prospettiva che solo oggi inizia a concretizzarsi. È a questo punto che la storia della famiglia Bizzoni inizia a intrecciarsi con quella del Consorzio Italiano Biogas, quando ancora si chiamava Kiloverde, non aveva una sede e le prime riunioni venivano fatte ogni volta ospiti in luoghi differenti.
Così, dopo alcuni viaggi in Germania e Austria per visitare impianti già funzionanti, nel 2009 viene avviato l’impianto da 990 kW elettrici, che permette la valorizzazione completa dei reflui suini. Attualmente, dopo un anno e mezzo in regime PMG, è operativo come biometano con una produzione di 250 Sm³/h.
L’approccio circolare coinvolge anche l’energia elettrica: sui tetti delle strutture sono installati 330 kW di impianti fotovoltaici abbinati a 80 kW di batterie di accumulo, un sistema integrato che garantisce all’azienda un’autosufficienza elettrica pari a circa il 60%.

LA CURA DEL SUOLO: DOPPIE COLTURE E STRIP-TILL AD ALTA TECNOLOGIA
I terreni della Azienda Agricola Bizzoni F.lli riflettono la storia idrologica della zona: pesanti, asfittici, poco drenanti, con un’origine legata a risaie e marcite che li ha resi per natura poco permeabili e tendenzialmente poveri di sostanza organica. Su questi suoli l’azienda pratica la doppia coltura su quasi tutta la superficie, con mais e sorgo nelle stagioni estive e orzo in quella autunno-vernina, alternando di tanto in tanto segale, triticale o frumento.
L’orientamento prevalente è la minima lavorazione, con lo strip-till come tecnica di riferimento combinata all’uso di gps e sensoristica 4.0. Tuttavia, la natura dei terreni impone a volte delle eccezioni: alcuni appezzamenti, dopo stagioni piovose che li hanno compattati, vengono arati superficialmente con una profondità di 25-30 centimetri per recuperare struttura. L’approccio è quindi pragmatico: si cerca di disturbare il terreno il meno possibile, ma senza irrigidirsi quando le condizioni del suolo lo richiedono.
Il passaggio dall’utilizzo in campo del liquame suino al digestato ha avuto effetti visibili sulla risposta delle colture. Sicuramente il digestato porta con sé una maggior facilità di gestione, rispetto ai liquami: meno acido, meno aggressivo sul terreno e con l’azoto più prontamente disponibile per le piante. Una scelta che si è tradotta in un miglioramento della struttura dei suoli e una miglior produzione delle colture.

AGROFORESTAZIONE E AUTOPRODUZIONE DI FERTILIZZANTE
Da cinque anni l’azienda ha avviato anche una sperimentazione in agroforestazione, con la messa a dimora di circa 15.000 pioppi su terreni marginali, lungo i fossi e i perimetri dei campi. L’obiettivo è valorizzare superfici che davano produzioni insoddisfacenti per la loro umidità, inserendole in una filiera del pioppo che l’Azienda Bizzoni giudica interessante anche da un punto di vista ambientale e paesaggistico. Il tronco del pioppo verrà destinato alla filiera dei pannelli multistrato di alta qualità per la produzione di mobilio per il settore dei camper e delle imbarcazioni, mentre i rami verranno destinati a quella della carta.
L’elemento di massima innovazione tecnologica risiede nella gestione della risorsa digestato. Già nel 2010- 2011, per svincolarsi dalla dipendenza logistica di terreni terzi, la famiglia Bizzoni ha installato un impianto di strippaggio capace di trattare il 45% dei volumi in uscita dal processo di digestione anaerobica.
Il processo si articola in tre fasi distinte:

  • Separazione solido-liquida: Il digestato viene sottoposto a una prima separazione grossolana solido-liquido tramite separatore centrifugo. Dalla separazione si ottengono una frazione chiarificata più ricca di azoto ammoniacale e una palabile più ricca in sostanza organica, azoto organico e fosforo.
  • Ultrafiltrazione e osmosi Inversa: La frazione liquida subisce una prima chiarificazione tramite ultrafiltrazione, per poi essere ulteriormente trattata tramite osmosi inversa, ottenendo da un lato un’acqua limpida e idonea ad essere immessa direttamente nei corpi idrici superficiali, dall’altro un concentrato liquido di ione ammonio.
  • Torre di strippaggio: Il concentrato di ione ammonio viene convogliato in una torre di strippaggio dove, reagendo con acido solforico, precipita e si trasforma in solfato ammonico liquido.


Grazie all’iscrizione al registro dei produttori di fertilizzanti, l’azienda autoproduce e impiega questo concime sui propri campi, vendendo le eccedenze alle realtà limitrofe. I vantaggi di questo sistema sono duplici.
Da un lato, l’autosufficienza agronomica: l’azienda copre autonomamente il 95% del proprio fabbisogno di fertilizzanti azotati, riducendo gli acquisti esterni a un marginale 5% e proteggendosi dai rincari geopolitici delle materie prime. Dall’altro, l’ottimizzazione logistica: la rimozione della quota d’azoto tramite strippaggio evita all’azienda la necessità di reperire ulteriori 450 ettari di superficie per lo spandimento, abbattendo drasticamente i costi di affitto terreno, i trasporti stradali e le emissioni di CO₂ collegate.

Sul fronte della ricerca, l’azienda partecipa e ha partecipato a diversi progetti e bandi, fra questi il Progetto Nero, che ha coinvolto l’Università degli Studi di Milano, il CIB, Regione Lombardia e ERSAF- Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, che ha prodotto dati ancora utilizzati nel dibattito sulla direttiva nitrati.

Con l’entusiasmo e gli stimoli portati dalle nuove generazioni, l’Azienda Agricola Bizzoni guarda già oltre. Tra le sfide future vi è lo studio di un progetto innovativo legato alla cattura e alla valorizzazione della CO₂ biogenica rilasciata durante il processo di upgrading del biometano. L’obiettivo è individuare un’applicazione alternativa ad alto valore aggiunto che superi il tradizionale impiego nei settori industriale o alimentare. Una scommessa tecnologica che punta a testare sul campo nuovi margini di efficienza e a spingere ancora più avanti il livello di circolarità dell’azienda.

Le 10 azioni per coltivare il futuro del progetto Farming For Future

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